Avere la fortuna, la possibilità, l’ambizione e l’obiettivo di lavorare in club professionistico di buon livello, con possibilità di crescita sempre maggiore, per arrivare nell’alto livello, richiede tanta passione, sacrificio e soprattutto l’approccio al lavoro di staff con metodo e organizzazione. In quest’articolo, espongo come dovrebbe, secondo la mia opinione, essere organizzato e gestito uno staff tecnico di un club professionistico di serie A, B o C, escludendo i top club in cui le possibilità economiche, strutturali e gestionali, nonché la presenza di atleti d’ èlite, obbliga e permette una maggiore rete organizzativa e un elevato numero di risorse umane. Come sempre, cercherò di inserire qualche riferimento scientifico, a corredo delle mie personali visioni dettate dall’esperienza pratica diretta e indiretta.

Fonte (www.monteruscellocalcio.com)

Ruoli, competenze e gerarchia
Lo staff tecnico ideale di un club professionistico potrebbe essere costituito come in figura 1.

Figura 1: staff tecnico di un club professionistico.

Da questa figura, che per facilità di comprensione e comunicazione si basa su un sistema gerarchico (che nella realtà è molto meno rigido e più snello), si evince come il responsabile di tutto il lavoro sia l’allenatore, che coordina e fornisce le linee guida a tutti gli altri membri dello staff. Mentre, il preparatore responsabile della performance è il referente e coordinatore dei suoi collaboratori, ai quali sono assegnati alcuni compiti specifici, che un solo preparatore sarebbe impossibilitato a svolgere in maniera ottimale.

Nello specifico, i ruoli, le caratteristiche e le funzioni che dovrebbero avere i componenti dello staff, per ottimizzare il lavoro e permettere il massimo contributo di tutti, sono:
• Allenatore: è il responsabile dello staff e di tutto il lavoro. Detta linee guida e controlla l’andamento del lavoro in campo e fuori. Dovrebbe interfacciarsi con tutti i membri dello staff tecnico, medico e dirigenziale, in un processo di confronto costruttivo e migliorativo di tutte le parti. Una peculiarità di un allenatore di alto livello (o che ambisce a esserlo) è la capacità di fidarsi dei suoi collaboratori e di delegare ognuno in base alle proprie conoscenze e competenze, valorizzando ogni membro dello staff.
Allenatore in seconda: collabora a stretto contatto con l’allenatore per tutto ciò che riguarda il lavoro in campo e fuori. E’ figura attiva nell’allenamento sul campo, nella sua conduzione e nel costante supporto agli altri membri dello staff durante il lavoro.
Collaboratore tecnico: è un tecnico che si occupa di lavorare su aspetti specifici tecnico-tattici (palle inattive, fase difensiva, fase offensiva, ecc.). In club particolarmente organizzati, possono essere più di uno, soprattutto con la presenza di ex-calciatori storici della squadra o di consolidata esperienza, per trasmettere ai calciatori esperienza e valori acquisiti in anni di carriera.
Match analyst: analizza tatticamente e tecnicamente i comportamenti del singolo o del team proprio e avversario. Il match analyst, analizza video e dati statistici, fornendo report chiari e facilmente fruibili dallo staff, in base alle richieste ed esigenze specifiche.
Preparatore atletico responsabile della performance: è il preparatore atletico, che attraverso una stretta cooperazione con i suoi collaboratori e con il confronto con l’allenatore, si occupa di migliorare la performance fisica del singolo e della squadra, sia attraverso strategie allenanti sia di recupero. Il miglioramento della performance fisica permetterà ai calciatori la massima espressione delle potenzialità tecnico-tattiche in gara. Inoltre, la preparazione deve essere personalizzata sulla base delle caratteristiche intrinseche di ogni atleta, del ruolo e soprattutto sui principi di gioco dell’allenatore (esempio un attaccante che gioca nel 4-4-2 deve avere caratteristiche diverse di un altro che gioca nel 4-3-3 e cosi via).
Preparatore responsabile dei lavori individuali e di prevenzione: si occupa di individualizzare il lavoro di ogni singolo calciatore, attuando strategie per la prevenzione degli infortuni. Deve avere conoscenze specifiche di medicina dello sport e metodologia dell’allenamento, sopratutto della forza (essendo il suo supporto fondamentale nelle sedute in palestra).
Training load analyst: si occupa della rilevazione, elaborazione e gestioni dei dati del carico d’allenamento (interno ed esterno). Le sue conoscenze scientifiche devono essere affiancate da buone conoscenze informatiche e statistiche. Può essere utile il suo supporto al match analyst e all’allenatore per la performance analyst del team, sopratutto nella valutazione della prestazione fisica e del grado di affaticamento del singolo e della squadra.
Riatletizzatore: si occupa della riatletizzazione degli atleti che hanno subito infortuni, attuando protocolli di lavoro specifici per il return to play degli stessi.

La rete comunicativa e la coesione del gruppo
La comunicazione tra tutti i membri dello staff, in modo formale e informale, è fondamentale per lavorare in sincronia e con professionalità. Ognuno nel proprio ruolo e con le proprie responsabilità deve interfacciarsi e confrontarsi con gli altri, per prendere le giuste decisioni metodologiche, sia per l’allenamento sia per la gestione del gruppo squadra. L’allenatore, leader e guida, prende le decisioni finali, sfruttando al massimo le conoscenze e competenze dei suoi collaboratori, delegando e accentrando a seconda delle situazioni, dei contesti e dei momenti specifici.
Inoltre, è fondamentale la comunicazione tra i membri dello staff e i calciatori, per creare uno spirito di lavoro positivo e pro-attivo.
Lo staff tecnico deve anche essere in grado di mettere in atto tutte quelle attività volte al team building e al miglioramento dei vari aspetti della comunicazione tra loro, con i calciatori e tra i calciatori. Infatti, alcuni studi hanno dimostrato che l’intensità comunicativa (Moll, Jordet e Pepping, 2010), la direzione comunicativa (Bornstein e Goldschmidt, 2008) e il tipo di comunicazione (Kraus, Huang e Keltner, 2010) sono elementi che potrebbero contribuire al miglioramento della performance di squadra. Un altro studio sulle nazionali Inglesi giovanili ha dimostrato che il successo e la coesione del gruppo può essere influenzata positivamente da questi processi comunicativi (Pain and Harwood, 2008 e 2009) e che questi possono essere monitorati e influenzati nel tempo (Pain, Harwood e Mullen, 2012).

L’efficacia collettiva
Bandura (1997) ha definito l’efficacia collettiva come la convinzione condivisa riguardo la capacità di un gruppo di organizzare ed eseguire le azioni necessarie a raggiungere uno scopo. L’efficacia collettiva è un prerequisito fondamentale per l’ottenimento di risultati nello sport. In un recente studio del 2012 (Hampson, Jowett) è stato rilevato che l’efficacia collettiva non è influenzata solo dal tipo di leadership dell’allenatore ma anche dalla qualità della relazione allenatore-atleti. Quindi, la relazione tra i membri dello staff e atleti è fondamentale per permettere alla squadra di ottenere performance elevate e risultati positivi, attraverso il potenziamento dell’efficacia collettiva, in cui il tutto è più della somma delle singole parti.

Il metodo
L’allenatore e i suoi collaboratori tecnico-tattici devono stabilire un metodo e dei principi di lavoro, per le strategie tattiche e l’allenamento tecnico-tattico. Alla stessa stregua, l’allenatore e il preparatore atletico (e i suoi collaboratori nelle specifiche aree d’interesse) devono impostare una metodologia che guidi il lavoro quotidiano e la programmazione dei microcicli e mesocicli (negli adulti è difficile programmare il macrociclo). In tal senso, ritengo che per progredire nella metodologia dell’allenamento, la strategia migliore sia l’EBP (evidence-based practice). La pratica basata sulle evidenze scientifiche, sfrutta le conoscenze derivanti sia dalla ricerca scientifica sia dall’esperienza pratica. Infatti, in un ambito in continuo e rapido sviluppo, come quello dell’esercizio fisico, non è raro imbattersi in metodologie di allenamento che non sono ancora state approfondite a sufficienza in letteratura. In questo caso, occorre fare riferimento soprattutto alla propria esperienza personale sul campo, per decidere se utilizzare o meno tale metodologia. Al contrario, se le ricerche pubblicate hanno già analizzato a fondo tale protocollo, il metodo EBP suggerisce al professionista di affidarsi a quanto suggerito dagli studi (F. Cereda, Formazione & Insegnamento, 2017).
Credo che questa sia l’unica strada da seguire per migliorare la metodologia dell’allenamento fisico applicata nei contesti professionistici e semi-professionistici. Infatti, spesso si cerca di seguire le mode, di applicare quello che bello o che piace, piuttosto di ciò che funziona, o peggio ci si basa sull’imitazione dei campioni. Quest’ultima pratica, che cinquant’anni fa, era la strada seguita da tutti, ormai è stata screditata e ne sono state identificate le fallacità, che sono riscontrabili nelle risposte scontate alle seguenti domande:
• Applicare un metodo svolto da Guardiola, da Mourinho o dalla Juventus, siamo sicuri produca gli stessi effetti con atleti, seppure di Serie A, B e C, ma con un livello tecnico-tattico ed esperienziale minore e differente?
• E’ possibile copiare qualcosa avendo gli stessi effetti su un gruppo di calciatori diverso, tra l’altro eterogeneo persino al suo interno?
• L’opinione di esperti (posto che lo siano) può essere considerata uguale a quanto dice la ricerca attraverso un processo di analisi strutturato e oggettivo?
• Il contesto specifico di un campionato, di una città, di una popolazione, di una cultura può essere cambiata improvvisamente per fare spazio a idee importate da culture totalmente differenti?
Le ovvie risposte a queste domande, dovrebbero far riflettere che solo attraverso una mediazione tra la ricerca scientifica, il contesto, l’esperienza pratica e le nozioni derivanti dalle Scienze dello sport, è possibile lavora in modo attento, scrupoloso e lungimirante.
Ovviamente, questo è riferito alla “filosofia” di lavoro fisico, che il preparatore atletico deve trasmettere all’allenatore per stabilire il planning, arrivando a una linea di pensiero e azione comune. Sarà poi l’allenatore e i suoi collaboratori tecnico-tattici, con la loro esperienza, i loro metodi, i loro principi e le loro capacità di analisi e lettura degli allenamenti e della partita a impostare gli allenamenti tecnico-tattici (dove il supporto del preparatore atletico e dei suoi collaboratori è fondamentale per “dosare” l’impegno psico-fisico delle esercitazioni).
Quindi, la cooperazione tra le diverse figure è imprescindibile e necessaria, infatti la performance calcistica è multifattoriale e determinata dagli aspetti tecnici, tattici e fisici (prevalentemente), che portano alla sua schematizzazione nel seguente framework (fig.2), in cui sono specificati anche i costrutti rilevanti della performance e i gli indicatori.

Figura 2: Framework teorico della performance nel calcio. (Impellizzeri F., Marcora S., 2009)

Inoltre, è importante specificare come tante altre figure sono fondamentali per migliorare l’organizzazione e la qualità del lavoro, ad esempio psicologi dello Sport, Sport scientist, staff medico e fisioterapico, ecc. L’integrazione di figure mediche e dello staff tecnico per migliorare le prestazioni e gestire la salute dell’atleta (sano e infortunato) è stato sottolineato in un articolo del 2014 pubblicato in British Journal of Sports Medicine (P. Dijkstra et al.) in cui esemplificano un modello integrativo di varie figure professionali, sia mediche sia di coaching, in cui vi è l’integrazione operativa di due dipartimenti chiave: salute e coaching.

Figura 3: Modello della gestione integrata, che si concentra sull’integrazione operativa di due dipartimenti chiave: salute e coaching per migliorare le prestazioni. (P. Dijkstra et al., 2014).

E la società?
Il ruolo della società è determinante nel mettere a disposizione dello staff e della squadra strumenti, strutture, risorse umane ed economiche. Importante è l’organizzazione societaria, i rapporti comunicativi tra dirigenza e squadra, la serietà nei pagamenti e tutto quanto permette di lavorare in un clima sereno e professionale. Non meno importante è la capacità di una società di credere nel lavoro di un allenatore, senza essere troppo legata ai risultati e all’esonero facile, che spesso non determina i miglioramenti sperati. Anzi, in un recentissimo studio del 2018 (Donmez et al.), condotto tra il 2014 e il 2017 su 118 calciatori professionisti appartenenti a due diverse squadre partecipanti al campionato di prima divisione turco, è stato visto come il cambio di allenatore sembra un fattore predisponente agli infortuni di tipo muscolare (soprattutto nelle prime quattro settimane). Questo possibile aumento d’infortuni nel cambio di guida tecnica, potrebbe danneggiare i risultati della squadra e il patrimonio economico della società, per l’eventuale assenza di calciatori determinanti.

Concludendo, da quanto detto possiamo affermare che un’organizzazione ottimale dello staff tecnico, un metodo di lavoro preciso, comune e basato sulle ricerche scientifiche, sull’innovazione e l’aggiornamento continuo, congiunta a un’ ottimale qualità comunicativa nello staff, nella squadra, nella società e tra le componenti, nonché adeguate risorse umane, economiche e strutturali, permettono di lavorare con qualità e professionalità, determinando ricadute positive in termini di performance, sia sportive sia economiche

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“Ciò che ti fa crescere è la sconfitta, l’errore. È ciò che ti tiene all’erta. Quando vinci, pensi: “Ottimo, abbiamo vinto!”. E anche se certamente abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, ti rilassi. L’unica cosa per cui è utile vincere è un buon riposo notturno.”. Josep Guardiola

 


Prof. Pasquale D’Antonio
Dottore Magistrale in Scienze e Tecniche dello Sport
Dottore in Scienze Motorie
Master di I livello in Teoria e tecniche della Preparazione Atletica nel Calcio
Preparatore Atletico Professionista FIGC abilitato
Preparatore Atletico di settore giovanile FIGC abilitato
Certified Strength and Conditioning Specialist (CSCS NSCA certified)
Istruttore di Atletica Leggera FIDAL abilitato
Esperto di Preparazione Fisica per le attività di alto livello CONI
Preparatore atletico con esperienza nei professionisti (settore giovanile e prima squadra)
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